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22 Ott, 2018

Stress lavoro-correlato: un pericolo da non sottovalutare!

Il tema dello stress lavoro-correlato, per lungo tempo sottovalutato, gode oggi di grande attenzione. Il D.Lgs. 81/08 introduce, tra i fattori di rischio per la salute dei lavoratori, anche un riferimento allo stress, obbligando i datori di lavoro a valutare la presenza di condizioni stressanti e ad attuare adeguate misure per la prevenzione.

Cos’è lo stress lavoro-correlato?

Lo stress lavoro-correlato non è una malattia, bensì una condizione di malessere (con sintomi di natura sia fisica che psicologica) determinata dall’esposizione ad una pressione eccessiva sul posto di lavoro. Il dipendente «costretto» a svolgere una mansione che va al di là delle sue competenze o a lavorare in condizioni di scarsa sicurezza, sottoposto a turni di lavoro pesanti o esposto a situazioni di mobbing, specialmente se ciò si protrae per lungo tempo, è portato ad accumulare stress.

Sebbene vi sia uno «stress positivo», che funge da stimolo per il miglioramento delle proprie prestazioni, a lungo andare, l’eccessivo stress lavoro-correlato può causare gravi problematiche a livello psico-fisico. Il lavoratore stressato, difatti, è scarsamente produttivo, è portato ad assentarsi dal lavoro ed a tenere un comportamento poco adeguato (es. frequenti scatti d’ira, impulsività o eccessiva indecisione, liti e tensioni con i colleghi, etc.). Lo stress lavoro-correlato influisce anche sulla salute fisica, dando luogo ad una lunga serie di disturbi e/o malattie cosiddette «psicosomatiche»: insonnia, mal di testa, problemi digestivi, dolore articolare, irritazioni cutanee, etc..

Le cause e i sintomi dello stress lavoro-correlato

Secondo gli esperti del ramo della medicina del lavoro, le cause che determinano una condizione di stress lavoro-correlato possono essere molteplici:

  • carichi di lavoro eccessivi, turnazione ed orari di lavoro insostenibili;
  • carenze strutturali (es. spazi ristretti, ambienti di lavoro scarsamente illuminati ed igienicamente non adeguati, attrezzature mal funzionanti);
  • problemi organizzativi (es. scarsa autonomia, mancata definizione dei ruoli, assenza di comunicazione e supporto, mancata valorizzazione delle competenze, responsabilità eccessive rispetto alla mansione) e via di seguito.

Il lavoratore sottoposto a condizioni di stress lavoro-correlato può presentare una serie di sintomi e/o comportanti, segnalati spesso da chi si occupa di medicina del lavoro:

  • problemi disciplinari (es. assenteismo, infortuni sul lavoro, abbassamento dei livelli di produttività, tensioni con capi e colleghi, etc.)
  • problemi psicologici e comportamentali (es. impulsività o eccessiva indecisione, alimentazione incontrollata, isolamento, ansia e attacchi di panico, riduzione della memoria e della concentrazione, sintomi depressivi, etc.).
  • sintomi fisici (es. disturbi cardiocircolatori o respiratori, cefalea, dolori articolari, disturbi all’apparato digerente, insonnia, disturbi dermatologici, etc.).

Alcune figure professionali, per via delle elevate responsabilità, della turnazione e dei rischi tipici del settore, risultano maggiormente esposte al problema dello stress lavoro-correlato: ad esempio, medici e infermieri, autotrasportatori, membri delle Forze dell’Ordine, ma anche insegnanti, assistenti sociali ed altre figure similari.

La valutazione dei rischi ed il ruolo del Medico Competente

La valutazione dei rischi contempla, oltre ai fattori di pericolo per l’incolumità e la salute fisica dei lavoratori, anche tutti quegli aspetti inerenti allo stress lavoro-correlato. La normativa vigente prevede, infatti, che il datore di lavoro stabilisca delle misure atte a prevenire l’insorgenza dello stress, sia attraverso una migliore organizzazione delle attività lavorative, sia mediante incontri e corsi di formazione sul tema, aperti a tutti i dipendenti. Al tempo stesso, spetta al Medico Competente il compito di valutare, attraverso visite e controlli periodici ai lavoratori, l’insorgenza di disturbi riconducibili allo stress lavoro-correlato o, nei casi peggiori, lo sviluppo di condizioni patologiche fisiche o mentali (es. dipendenze patologiche, depressione).

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